Sono terribili le condizioni di lavoro nelle fabbriche delle più famose marche di abbigliamento sportivo in Cambogia, come Nike, Puma, Asics, Vans e North Face. Si arriva a lavorare in ambienti con temperature di 37°, senza ventilazione, per turni di 10 ore, 6 giorni a settimana.

Un'indagine recente del quotidiano inglese The Guardian e del gruppo danese di giornalismo investigativo Danwatch, ha rivelato i numeri del fenomeno, che solo nel 2016 ha fatto registrare 1.160 svenimenti. Il caso più grave è accaduto lo scorso novembre, con lo svenimento di massa in un solo giorno, nella stessa fabbrica, di 140 lavoratrici che producevano scarpe da corsa per Asics.

L'industria del tessile in Cambogia frutta 5 miliardi di euro (dati 2015). Eppure poco o nulla sembra essere reinvestito per migliorare le condizioni in cui lavorano gli oltre 600 mila dipendenti del settore, soprattutto donne.

La lunga inchiesta riporta le interviste a medici, esperti di sicurezza sul lavoro, e alle operaie stesse: ne emerge un quadro impietoso di sfinimento, malnutrizione, temperature insopportabili, attacchi di panico; un quadro in netto contrasto con le strategie di sostenibilità e le linee guida etiche espresse dagli stessi grandi marchi internazionali. L'espansione dell'industria tessile in Cambogia ha consentito a migliaia di donne di entrare nel mondo del lavoro e ottenere l'indipendenza economica e si traduce in costi più bassi per i consumatori di tutto il mondo.

Ma a quale prezzo?

Fonti:
Danwatch
Corriere

Credito fotografico: cc/flickr/Stephen McGrath